Dalle lettere al fumetto

Nel gennaio del 2007 mio padre mi diede delle lettere che un suo cugino mandava alla famiglia dal campo di prigionia, dove era stato deportato dai nazisti, Insieme a quelle lettere c’erano alcuni appunti e la corrispondenza che riceveva dai familiari. Appena le lessi ho sentito la necessità di raccontare questa storia. Avevo l’impressione, da subito, che non si trattava solo di una vicenda privata.

Attraverso quelle lettere ho ricostruito lo spostamento di Gioacchino Virga nei vari lager, e soprattutto la lunga permanenza nello Stalag XB forse uno dei più grandi dove moltissimi militari italiani hanno transitato.

Ho fatto delle ricerche sugli IMI, internati militari italiani. Ho iniziato su internet, a consultare libri di storia specifici, e diversi diari di sopravvissuti che raccontavano la loro vita nei lager. Mi ha colpito molto il loro senso di rassegnazione, il loro non essere creduti al rientro in Italia.

La particolarità del trattamento degli italiani ancora oggi è poco conosciuta, infatti loro non erano considerati al pari degli altri prigionieri di guerra per loro non era valida la convenzione di Ginevra. Venivano definiti IMI internati militari italiani. C’era il duro lavoro 12/14 ore al giorno nelle campagne, nelle miniere e nelle fabbriche di armi. Non potevano usufruire dell’assistenza della croce rossa internazionale come capitava ai francesi, inglesi, agli altri prigionieri.

Nella ricerca mi sono imbattuto nelle foto del tenente Vittorio Vialli, che clandestinamente a rischio della sua vita ha scattato circa 400 foto nel campo. Foto che sono conservate nell’archivio dell’Istituto Storico Parri di Bologna. Per me è stato fondamentale trovare queste foto dello Stalag XB, sia per i disegni che per le didascalie che Vialli ha annotato successivamente. Didascalie che hanno ispirato alcuni momenti del libro.

Ho cercato di raccontare la vicenda umana di Gioacchino Virga un ragazzo di 20 anni, una storia che accomuna oltre 650.000 militari italiani che rifiutarono l’adesione alla RepubblicaSociale Italiana di Mussolini per non tradire il loro giuramento.

Ci fu chi scelse la resistenza passiva accollandosi il lager pur di non collaborare con i nazifascisti. La scelta di quei militari italiani fu un grande contributo alla resistenza partigiana in lotta per la liberazione dell’Italia dalla neonata Repubblica Sociale Italiana nuova forma della dittatura fascista. Morirono circa 45.000 militari italiani nei lager nazisti tra di loro anche Gioacchino Virga.